STRESS E PERDITA DI PESO

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Vi siete mai chiesti se lo stress e la perdita di peso sono correlati?

Dallo stress ossidativo cronico rappresentato dai radicali liberi.

Lo stress ossidativo è indotto da diverse forme di stress “cronico”e non solo:

  1. Stress sociale
  2. Psico-fisico
  3. Sedentarietà
  4. Eccessiva introduzione energetica da zuccheri e lipidi

Tutti questi elementi di stress, quando si presentano su base cronica determinato la strutturazione di stati di infiammazione cronica sistemica.

La capacità antiinfiammatoria del corpo è funzione dell’azione sinergica dell’asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrene (asse HPA) e del sistema nervoso autonomo ipotalamico(HANS).

L’infiammazione acuta determina:

  • l’attivazione dell’asse HPA con la conseguente secrezione di cortisolo, il quale risulta antiinfiammatorio solo a valori fisiologicamente elevati
  • l’attivazione dell’ HANS da cui deriva anche la produzione di noradrenalina, anch’essa antiinfiammatoria solamente per valori endogeni fisiologicamente elevati.

Se l’infiammazione non rimane acuta e  dura per diverse settimane diventa “cronica” e determina scompensi a livello dei  2 sistemi comportando:

  1. Minore secrezione di CRH, ACTH e Cortisolo
  2. Ridotto dell’appropriato rilascio dei neurotrasmettitori antiinfiammatori

E ora una chicca molto importante: l’infiammazione è inibitoria anche nei confronti degli ormoni sessuali maschili: il testosterone.

La lentezza del ritorno dei livelli di ACTH e Cortisolo ai livelli basali determina lentezza del ripristino dell’asse ormonale che è a sua volta responsabile dell’appiattimento del ritmo circadiano.

Grazie ad attrezzature diagnostiche in grado di misurare le macro componenti del peso corporeo (massa magra e grassa) e di discriminare qualitativamente e quantitativamente le sotto componenti della massa magra e il livello di conduzione dei tessuti, è possibile distinguere soggetti con stress ed infiammazione cronica da soggetti in piena salute magri o sovrappeso.

Ricapitalando: è fondamentale una diagnosi differenziale della composizione corporea anche (e non solo) quale strumento di lettura della presenza o meno di stati infiammatori, alterazioni dell’asse HPA e di conseguenza come strumento per monitorare l’efficacia degli interventi strategico-nutrizionali, biomeccanici, di supplementazione naturale e di gestione degli elementi di stress per favorire il loro riassestamento entro il range fisiologico

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